La Soglia del Vero

La Soglia del Vero

La Soglia del Vero

Alessandro Vasapolli
Alessandro Vasapolli
Alessandro Vasapolli
Curata da Francesco Lo Jacono
Curata da Francesco Lo Jacono
dal 10.04.2025 al 05.06.2025
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Nell' ambito di
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EXPOSED Torino Foto Festival
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Con il patrocinio di

La ricerca artistica di Alessandro Vasapolli (Torino, 1988) si sviluppa attorno alla tensione tra realtà e percezione, interrogando la possibilità di rappresentare il mondo senza filtrarlo attraverso i limiti sensoriali umani. Se la fotografia è tradizionalmente intesa come strumento di documentazione, il suo lavoro ne sovverte l’essenza, trasformandola in un mezzo di indagine che si affranca dalla soggettività dell’occhio umano. Attraverso un processo rigoroso e tecnologicamente avanzato, Vasapolli costruisce un sistema visivo autonomo, in cui la macchina fotografica non si limita a registrare, ma interpreta la realtà secondo parametri estranei alla percezione umana. Il risultato è un’immagine che esiste indipendentemente dai nostri sensi, una realtà che, pur essendo oggettiva, appare distante e straniante. L’artista pone così lo spettatore davanti a una verità scomoda: il mondo non è necessariamente come lo vediamo, e il nostro modo di esperirlo è solo una delle infinite possibilità percettive. Questa indagine ha trovato ulteriore sviluppo nel 2024, durante la residenza di Vasapolli presso il Centre for Cosmology and Particle Physics - Physics Department della New York University. Da questa esperienza è nato un dispositivo fotografico in grado di simulare la visione di oggetti in movimento a velocità prossime a quella della luce, rendendo per la prima volta visibili in fotografia fenomeni relativistici come la contrazione dei corpi nella direzione del moto e la non simultaneità degli eventi. Questo progetto rappresenta l’evoluzione naturale della ricerca iniziata con Dance Notes, che, nel suo studio sul movimento, aveva già anticipato la necessità di un’indagine più approfondita sulla dimensione spazio-temporale. La macchina fotografica, trasformata in strumento di esplorazione scientifica, diventa così un mezzo per interrogare la natura stessa del tempo, cogliendone aspetti che sfuggono alla nostra esperienza ordinaria. Con “La Soglia del Vero”, Vasapolli invita lo spettatore a confrontarsi con un’immagine che sfida le convenzioni della visione e la sua pretesa di obiettività. L’opera non si limita a rappresentare, ma diventa il punto di accesso a una realtà che esiste indipendentemente dal nostro sguardo, e che proprio per questo appare tanto affascinante quanto inafferrabile. È un viaggio che attraversa la fotografia per giungere a una dimensione in cui il confine tra illusione e verità si dissolve, lasciando spazio a una consapevolezza nuova: vedere non significa comprendere, e ciò che riteniamo reale potrebbe essere solo un’interpretazione arbitraria di qualcosa di ben più complesso. L’arte di Vasapolli si muove su questa sottile soglia, ponendoci di fronte alla possibilità di un mondo che non ci appartiene, ma che, attraverso la macchina fotografica, diventa finalmente osservabile. Alla base di questa ricerca vi è la volontà di dotare la macchina fotografica di una propria percezione, trasformandola in un osservatore non umano, libero dalle limitazioni imposte dal nostro apparato sensoriale. L’artista sviluppa un complesso sistema di algoritmi cromatici, filtri ottici e dispositivi meccanici che alterano la registrazione dell’impulso luminoso già in fase di scatto, eliminando la necessità di qualsiasi post-produzione. Questi strumenti non si limitano a modificare l’immagine, ma riscrivono il processo stesso della visione, creando un linguaggio percettivo alternativo. L’osservatore umano, messo di fronte a queste immagini, è spinto a confrontarsi con una realtà che gli è preclusa, ma che esiste oggettivamente al di là della sua capacità di interpretazione. La metodologia di Vasapolli si fonda quindi su una presa di coscienza della fallibilità della nostra percezione e sul tentativo di superarne i limiti attraverso la tecnologia, aprendo a nuove forme di rappresentazione che trascendono il paradigma antropocentrico della visione. Si inserisce così l’idea di un’estetica dell’incertezza, in cui il valore dell’opera risiede non tanto nella capacità di offrire risposte, quanto nel suo potenziale di destabilizzare le nostre certezze percettive. In questo percorso, la mostra si concentra sulla serie Dance Notes, che inaugura lo studio dello spazio e del tempo, utilizzando la danza come pretesto per esplorare le dinamiche del movimento e la sua relazione con il medium fotografico. Se nei suoi progetti precedenti la riflessione si concentra sugli inganni percettivi e sulla costruzione dell’immagine, con Dance Notes la ricerca si spinge oltre, aprendo la strada a una più ampia indagine sulla relatività della rappresentazione. Questo processo porta Vasapolli a elaborare il concetto di realismo illusorio, una definizione che racchiude la sua visione della fotografia come strumento per rivelare una realtà autentica, oggettiva e misurabile, ma al contempo estranea alla nostra esperienza sensoriale. Le sue immagini non sono manipolazioni né astrazioni, bensì rappresentazioni fedeli di fenomeni reali che, a causa della distanza tra la percezione umana e i principi fisici che le generano, vengono vissute come illusioni. In questo senso, la fotografia non si limita più a documentare ciò che è visibile all’occhio umano, ma diventa un accesso a una dimensione alternativa, in cui la realtà si manifesta in una forma che non possiamo comprendere immediatamente, ma che esiste al di là delle nostre capacità percettive.

La ricerca artistica di Alessandro Vasapolli (Torino, 1988) si sviluppa attorno alla tensione tra realtà e percezione, interrogando la possibilità di rappresentare il mondo senza filtrarlo attraverso i limiti sensoriali umani. Se la fotografia è tradizionalmente intesa come strumento di documentazione, il suo lavoro ne sovverte l’essenza, trasformandola in un mezzo di indagine che si affranca dalla soggettività dell’occhio umano. Attraverso un processo rigoroso e tecnologicamente avanzato, Vasapolli costruisce un sistema visivo autonomo, in cui la macchina fotografica non si limita a registrare, ma interpreta la realtà secondo parametri estranei alla percezione umana. Il risultato è un’immagine che esiste indipendentemente dai nostri sensi, una realtà che, pur essendo oggettiva, appare distante e straniante. L’artista pone così lo spettatore davanti a una verità scomoda: il mondo non è necessariamente come lo vediamo, e il nostro modo di esperirlo è solo una delle infinite possibilità percettive. Questa indagine ha trovato ulteriore sviluppo nel 2024, durante la residenza di Vasapolli presso il Centre for Cosmology and Particle Physics - Physics Department della New York University. Da questa esperienza è nato un dispositivo fotografico in grado di simulare la visione di oggetti in movimento a velocità prossime a quella della luce, rendendo per la prima volta visibili in fotografia fenomeni relativistici come la contrazione dei corpi nella direzione del moto e la non simultaneità degli eventi. Questo progetto rappresenta l’evoluzione naturale della ricerca iniziata con Dance Notes, che, nel suo studio sul movimento, aveva già anticipato la necessità di un’indagine più approfondita sulla dimensione spazio-temporale. La macchina fotografica, trasformata in strumento di esplorazione scientifica, diventa così un mezzo per interrogare la natura stessa del tempo, cogliendone aspetti che sfuggono alla nostra esperienza ordinaria. Con “La Soglia del Vero”, Vasapolli invita lo spettatore a confrontarsi con un’immagine che sfida le convenzioni della visione e la sua pretesa di obiettività. L’opera non si limita a rappresentare, ma diventa il punto di accesso a una realtà che esiste indipendentemente dal nostro sguardo, e che proprio per questo appare tanto affascinante quanto inafferrabile. È un viaggio che attraversa la fotografia per giungere a una dimensione in cui il confine tra illusione e verità si dissolve, lasciando spazio a una consapevolezza nuova: vedere non significa comprendere, e ciò che riteniamo reale potrebbe essere solo un’interpretazione arbitraria di qualcosa di ben più complesso. L’arte di Vasapolli si muove su questa sottile soglia, ponendoci di fronte alla possibilità di un mondo che non ci appartiene, ma che, attraverso la macchina fotografica, diventa finalmente osservabile. Alla base di questa ricerca vi è la volontà di dotare la macchina fotografica di una propria percezione, trasformandola in un osservatore non umano, libero dalle limitazioni imposte dal nostro apparato sensoriale. L’artista sviluppa un complesso sistema di algoritmi cromatici, filtri ottici e dispositivi meccanici che alterano la registrazione dell’impulso luminoso già in fase di scatto, eliminando la necessità di qualsiasi post-produzione. Questi strumenti non si limitano a modificare l’immagine, ma riscrivono il processo stesso della visione, creando un linguaggio percettivo alternativo. L’osservatore umano, messo di fronte a queste immagini, è spinto a confrontarsi con una realtà che gli è preclusa, ma che esiste oggettivamente al di là della sua capacità di interpretazione. La metodologia di Vasapolli si fonda quindi su una presa di coscienza della fallibilità della nostra percezione e sul tentativo di superarne i limiti attraverso la tecnologia, aprendo a nuove forme di rappresentazione che trascendono il paradigma antropocentrico della visione. Si inserisce così l’idea di un’estetica dell’incertezza, in cui il valore dell’opera risiede non tanto nella capacità di offrire risposte, quanto nel suo potenziale di destabilizzare le nostre certezze percettive. In questo percorso, la mostra si concentra sulla serie Dance Notes, che inaugura lo studio dello spazio e del tempo, utilizzando la danza come pretesto per esplorare le dinamiche del movimento e la sua relazione con il medium fotografico. Se nei suoi progetti precedenti la riflessione si concentra sugli inganni percettivi e sulla costruzione dell’immagine, con Dance Notes la ricerca si spinge oltre, aprendo la strada a una più ampia indagine sulla relatività della rappresentazione. Questo processo porta Vasapolli a elaborare il concetto di realismo illusorio, una definizione che racchiude la sua visione della fotografia come strumento per rivelare una realtà autentica, oggettiva e misurabile, ma al contempo estranea alla nostra esperienza sensoriale. Le sue immagini non sono manipolazioni né astrazioni, bensì rappresentazioni fedeli di fenomeni reali che, a causa della distanza tra la percezione umana e i principi fisici che le generano, vengono vissute come illusioni. In questo senso, la fotografia non si limita più a documentare ciò che è visibile all’occhio umano, ma diventa un accesso a una dimensione alternativa, in cui la realtà si manifesta in una forma che non possiamo comprendere immediatamente, ma che esiste al di là delle nostre capacità percettive.

The artistic research of Alessandro Vasapolli (Turin, 1988) revolves around the tension between reality and perception, questioning the possibility of representing the world without filtering it through human sensory limits. While photography is traditionally understood as a tool for documentation, his work subverts its essence, transforming it into a means of investigation that frees itself from the subjectivity of the human eye. Through a rigorous and technologically advanced process, Vasapolli builds an autonomous visual system in which the camera does not simply record but interprets reality according to parameters alien to human perception. The result is an image that exists independently of our senses, a reality that, though objective, appears distant and disorienting. In this way, the artist presents the viewer with an uncomfortable truth: the world is not necessarily as we see it, and our way of experiencing it is just one of the infinite perceptual possibilities. In this journey, the exhibition focuses on the series Dance Notes, which inaugurates the study of space and time, using dance as a pretext to explore the dynamics of movement and its relationship with the photographic medium. While his previous projects focused on perceptual illusions and the construction of the image, with Dance Notes the research pushes further, opening the way to a broader investigation into the relativity of representation. This process leads Vasapolli to develop the concept of illusory realism, a definition that encapsulates his vision of photography as a tool to reveal an authentic, objective, and measurable reality, yet at the same time foreign to our sensory experience. His images are neither manipulations nor abstractions but faithful representations of real phenomena that, due to the distance between human perception and the physical principles that generate them, are experienced as illusions. In this sense, photography no longer merely documents what is visible to the human eye but becomes a gateway to an alternative dimension, in which reality manifests in a form we cannot immediately comprehend, but which exists beyond our perceptual capacities. At the core of this research is the desire to endow the camera with its own perception, transforming it into a non-human observer, free from the limitations imposed by our sensory apparatus. The artist develops a complex system of chromatic algorithms, optical filters, and mechanical devices that alter the recording of the light impulse already during the shot, eliminating the need for any post-production. These tools do not merely modify the image but rewrite the process of vision itself, creating an alternative perceptual language. The human observer, confronted with these images, is compelled to face a reality that is inaccessible to them, yet objectively exists beyond their interpretative capacity. Vasapolli’s methodology thus rests on an awareness of the fallibility of our perception and the attempt to overcome its limitations through technology, opening up new forms of representation that transcend the anthropocentric paradigm of vision. This leads to the idea of an aesthetics of uncertainty, in which the value of the work lies not so much in its ability to offer answers, but in its potential to destabilize our perceptual certainties. This investigation further developed in 2024, during Vasapolli’s residency at the Centre for Cosmology and Particle Physics - Physics Department at New York University. From this experience, a photographic device was created capable of simulating the vision of objects moving at speeds close to the speed of light, making relativistic phenomena such as body contraction in the direction of motion and the non-simultaneity of events visible for the first time in photography. This project represents the natural evolution of the research begun with Dance Notes, which, in its study of movement, had already anticipated the need for a deeper investigation into the space-time dimension. The camera, transformed into a tool for scientific exploration, thus becomes a means to question the very nature of time, capturing aspects that elude our ordinary experience. With La Soglia del Vero, Vasapolli invites the viewer to confront an image that challenges the conventions of vision and its claim to objectivity. The work does not simply represent but becomes the point of access to a reality that exists independently of our gaze, and which, for this reason, appears as fascinating as it is elusive. It is a journey that traverses photography to reach a dimension in which the boundary between illusion and truth dissolves, leaving room for a new awareness: to see does not mean to understand, and what we consider real may only be an arbitrary interpretation of something far more complex. Vasapolli's art moves along this fine threshold, confronting us with the possibility of a world that does not belong to us, but which, through the camera, becomes finally observable.

The artistic research of Alessandro Vasapolli (Turin, 1988) revolves around the tension between reality and perception, questioning the possibility of representing the world without filtering it through human sensory limits. While photography is traditionally understood as a tool for documentation, his work subverts its essence, transforming it into a means of investigation that frees itself from the subjectivity of the human eye. Through a rigorous and technologically advanced process, Vasapolli builds an autonomous visual system in which the camera does not simply record but interprets reality according to parameters alien to human perception. The result is an image that exists independently of our senses, a reality that, though objective, appears distant and disorienting. In this way, the artist presents the viewer with an uncomfortable truth: the world is not necessarily as we see it, and our way of experiencing it is just one of the infinite perceptual possibilities. In this journey, the exhibition focuses on the series Dance Notes, which inaugurates the study of space and time, using dance as a pretext to explore the dynamics of movement and its relationship with the photographic medium. While his previous projects focused on perceptual illusions and the construction of the image, with Dance Notes the research pushes further, opening the way to a broader investigation into the relativity of representation. This process leads Vasapolli to develop the concept of illusory realism, a definition that encapsulates his vision of photography as a tool to reveal an authentic, objective, and measurable reality, yet at the same time foreign to our sensory experience. His images are neither manipulations nor abstractions but faithful representations of real phenomena that, due to the distance between human perception and the physical principles that generate them, are experienced as illusions. In this sense, photography no longer merely documents what is visible to the human eye but becomes a gateway to an alternative dimension, in which reality manifests in a form we cannot immediately comprehend, but which exists beyond our perceptual capacities. At the core of this research is the desire to endow the camera with its own perception, transforming it into a non-human observer, free from the limitations imposed by our sensory apparatus. The artist develops a complex system of chromatic algorithms, optical filters, and mechanical devices that alter the recording of the light impulse already during the shot, eliminating the need for any post-production. These tools do not merely modify the image but rewrite the process of vision itself, creating an alternative perceptual language. The human observer, confronted with these images, is compelled to face a reality that is inaccessible to them, yet objectively exists beyond their interpretative capacity. Vasapolli’s methodology thus rests on an awareness of the fallibility of our perception and the attempt to overcome its limitations through technology, opening up new forms of representation that transcend the anthropocentric paradigm of vision. This leads to the idea of an aesthetics of uncertainty, in which the value of the work lies not so much in its ability to offer answers, but in its potential to destabilize our perceptual certainties. This investigation further developed in 2024, during Vasapolli’s residency at the Centre for Cosmology and Particle Physics - Physics Department at New York University. From this experience, a photographic device was created capable of simulating the vision of objects moving at speeds close to the speed of light, making relativistic phenomena such as body contraction in the direction of motion and the non-simultaneity of events visible for the first time in photography. This project represents the natural evolution of the research begun with Dance Notes, which, in its study of movement, had already anticipated the need for a deeper investigation into the space-time dimension. The camera, transformed into a tool for scientific exploration, thus becomes a means to question the very nature of time, capturing aspects that elude our ordinary experience. With La Soglia del Vero, Vasapolli invites the viewer to confront an image that challenges the conventions of vision and its claim to objectivity. The work does not simply represent but becomes the point of access to a reality that exists independently of our gaze, and which, for this reason, appears as fascinating as it is elusive. It is a journey that traverses photography to reach a dimension in which the boundary between illusion and truth dissolves, leaving room for a new awareness: to see does not mean to understand, and what we consider real may only be an arbitrary interpretation of something far more complex. Vasapolli's art moves along this fine threshold, confronting us with the possibility of a world that does not belong to us, but which, through the camera, becomes finally observable.

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